1) Cappella oggi detta “Cappella Capponi” e dedicata (prima ne ebbe il patronato la famiglia Barbadori) nel 1420 a Maria Vergine Annunziata, per cui possiamo essere quasi certi che vi si trovasse all’interno un’Annunciazione quattrocentesca. Dal 1525 fu invece dedicata, dalla famiglia Capponi, alla Pietà.

Patronati: dal 1420 ca. famiglia Barbadori dal 1487 al 1525 famiglia Paganelli dal 1525 in poi, famiglia Capponi

Opere: di Jacopo Carucci detto il Pontormo, databili fra il 1525 e il 1528: non sono più visibili gli affreschi della cupola che era un tempo affrescata con Dio Padre e i quattro Patriarchi, la pala raffigura secondo la lettura iconografica di A. Natali, la Deposizione del Corpo di Cristo sull’altare; l’affresco in controfacciata rappresenta l’Annunciazione, in alto nei pennacchi Tre Evangelisti (1526 ca.) opera del Pontormo mentre, il quarto, San Matteo, è del suo allievo A. Bronzino (1528). Vetrata di Guillaume de Marcillat (settembre 1526): Trasporto al sepolcro. Di Giorgio Vasari il Giovane (1620): Monumento reliquiario a San Carlo Borromeo. Le piastrelle del pavimento in maiolica, ai lati dell’altare, sono cinquecentesche. 

 

2) Cappella dedicata a Santa Felicita.

 Patronati: dal 1406 fino al 1596 il Priore Antonio Canonico Aretino dal XV sec. la famiglia Nerli

Opere: in origine era tutta affrescata con Storie dei Maccabei e sull’altare stava in un’ancona la tavola di Neri di Bicci (1464) raffigurante Santa Felicita e i suoi sette figli (oggi in sagrestia); molto probabilmente, alla base di questo dipinto, stava la predellina con il Martirio dei sette fratelli Maccabei (1464 ca.) attribuita anch’essa a Neri di Bicci. Attualmente sull’altare c’è la pala di Giorgio Berti (eseguita nel 1810 e ivi collocata nel 1824) con Santa Felicita che esorta i propri figli al martirio.

 

3) Cappella dedicata a San Gregorio Magno.

Patronati: dal 1374 Ser Matteo da Bologna dal 1438 ca. la famiglia Macchiavelli dal XVIII sec. la famiglia Rangoni

Opere: in origine era affrescata con una Deposizione dalla Croce e Santi, opera di Ridolfo del Ghirlandaio. Attualmente sull’altare c’è una pala di Francesco Vellani (eseguita nel 1747 e ivi posta nel 1750) con San Gregorio Magno che compie un miracolo davanti agli ambasciatori del Re d’Oriente.

 

4) Nel XIV sec. c’era qui una Cappella dedicata ai Santi Bartolomeo Apostolo e Sebastiano oggi non più esistente, ma da tenere in considerazione perché il Martirio di S. Sebastiano di F. Boschi era ivi collocato.

 

 

Patronati: dal 1348 la famiglia Canigiani, poi in data imprecisata i Paganelli.

Opere: in origine c’era una tavola del Maestro Andrea (1588) con San Bartolomeo e San Sebastiano. Fabrizio Boschi dipinse per questo altare nel 1617 il Martirio di San Sebastiano che nel 1739, a seguito del rifacimento della chiesa, passò in una delle cappelle di fronte, dove lo vediamo ancora oggi (I^ cappella a sn.entrando).

 

5) Cappella dedicata prima al SS. Crocifisso e a partire dalla metà del XIX secolo ai Santi Maccabei. 

Patronati: dal 1520 la famiglia Del Nero dal 1822 dagli Operai dell’Opera di S. Felicita

Opere: in origine era affrescata con La città di Gerusalemme che faceva da sfondo al Crocifisso ligneo di Andrea Ferrucci da Fiesole (opera da ricondurre al 1495 ca).Questo Crocifisso oggi si trova nel lato opposto a questa cappella e precisamente sotto l’organo di Giovan Battista Contini. Attualmente c’è la tavola di Antonio Ciseri (collocata nel 1863, ma iniziata nel 1853) raffigurante il Martirio dei Fratelli Maccabei.

 

6) Cappella dedicata a San Giovanni Battista decollato (si trova sotto l’organo di Onofrio Zeffirini, costruito prima del 1572).

Patronati: da sempre la famiglia Guidetti.

Opere: a destra il Monumento al Conte Silvio Albergati (fine ‘600) di autore ignoto. A sinistra il Monumento al Conte Francesco di Thurn (opera posteriore al 1766) attrib. A Frans Janssens. Nel 1844 fu per alcuni anni qui allogato il polittico di Taddeo Gaddi raffigurante La Vergine in trono col Bambino e Santi (1354 ca.), proveniente dalla Scuola dei Chierici di Santa Felicita e oggi visibile in sagrestia.

 

7) Nel braccio destro del transetto: Un’opera pervenuta a S. Felicita in seguito alle Soppressioni e raffigurante L’incontro di San Gioacchino e Sant’Anna, opera attribuita a Michele Tosini di Ridolfo del Ghirlandaio (n.1503 – m.1577).

 

8) La Sagrestia.

Patronati: dal 1473 (per testamento) la famiglia Canigiani.

Opere: Giunto a partire dalle Soppressioni il Crocifisso ligneo francescano attribuito a Pacino di Buonaguida (opera del primo decennio del sec.XIV).

L’affresco staccato con l’Annunciazione, attribuito a Niccolò di Pietro Gerini (1390 ca.) e proveniente dalla sala capitolare dell’annesso monastero benedettino di S. Felicita.

L’affresco staccato con l’Adorazione dei pastori (1390 ca.) bottega di Niccolò di Pietro Gerini e proveniente da uno degli ambienti dell’annesso monastero, forse anch’esso dalla sala capitolare.

Il polittico di Taddeo Gaddi (sopra il bancone di sagrestia) raffigurante la Vergine col Bambino, in trono, quattro Angeli e i Santi Giacomo Maggiore, Giovanni Battista, Luca e Filippo (databile intorno al 1354); opera che stava nella Scuola dei Chierici di S. Felicita.

Accanto al lavamani, la tavola di Neri di Bicci (1464) con Santa Felicita e i suoi sette figli; sotto questa opera, attribuita allo stesso artista e riconducibile a quello stesso anno, la predellina con il Martirio dei sette fratelli Maccabei. Fu eseguita per stare in chiesa nella cappella Nerli (la I^ a dx entrando, subito dopo la cappella Capponi) dove aveva originariamente una sua cornice ad ancona.

Sull’altare della scarsella un busto del Redentore in terracotta policroma attribuito al verocchiesco Agnolo di Polo (n.1470 e m.1526 ca.).

Sopra la porta una lunetta: affresco staccato proveniente dal Coro antico delle Monache e rappresentante lo Sposalizio di Santa Caterina alla presenza di San Benedetto, opera attribuita ad un artista del XV secolo, Bicci di Lorenzo (?).

Madonna col Bambino in trono, tavola attribuita a Giovanni del Biondo (1370 ca.) e sua predellina con Cristo in pietà fra i dolenti e i SS. Antonio Abate e Caterina d’Alessandria; anche la predellina è attribuita a Giovanni del Biondo (intorno al 1360).

Nella parete subito a destra entrando, posata su di un tavolo, una Madonna col Bambino, terracotta policroma del 1430 ca. attribuita a Luca Della Robbia.

Pietà del 1470 (proveniente dalla cappella Pitti del transetto dx) è opera di Domenico di Zanobi. Adorazione dei Magi (proveniente dalla cappella Pitti) e attribuita a un artista del XV secolo, Mariotto di Cristofano (?). Al di sopra della piccola acquasantiera, una Madonna con Bambino, tavola centinata detta ‘Madonna Nerli’ perché ricopia una parte della Pala Nerli di Santo Spirito opera di Filippino Lippi. Essa proviene dalla cappella Nerli di S. Felicita e fu eseguita nei primi anni del XVI secolo forse da un artista della bottega di Filippino. Vicino al lavamani è posta una Croce banda processionale per il Corpus Domini riconducibile alla seconda metà del XVII sec.: è in teletta d’argento, ricamo, seta e oro, la croce astìle in argento sbalzato che la sormonta è anteriore alla banda perché è del 1586. Il lavamani col delfino è del 1840, la piletta dell’acqua santa del 1865, l’altare è del 1889. Il bancone da sagrestia del 1842, la porta del 1844, entrambi eseguiti dal legnaiolo di Corte Giuseppe Colzi. Le vetrate delle finestre circolari sono del 1889.

 

9) Cappella del transetto destro, dedicata forse in origine ai Santi Re Magi e poi ai Santi Sebastiano e Bartolomeo.

Patronati: da sempre la famiglia Pitti.

Opere: una tavola attribuita a Domenico di Zanobi (1470) e raffigurante una Pietà (oggi quest’opera è visibile in sagrestia).

In questa cappella, forse su una parete di essa, vi era una tavola con l’Adorazione dei Magi che, attribuita ad un artista ancora arcaicizzante del XV secolo, Mariotto di Cristofano (oggi quest’opera si trova in sagrestia).

Attualmente sull’altare c’è una Adorazione dei Magi di Nicola Cianfanelli (1830 ca.).

 

10) Cappella del transetto destro, dedicata a San Giovanni Apostolo ed Evangelista. Era questa la cappella di fondazione più antica della chiesa.

Patronati: dal XIV secolo la famiglia Mannelli.

Opere: in origine c’era una statua di Santa Maria Maddalena, poi vi fu posta una tavola con Madonna e alcuni Santi; entrambe di autori ignoti. Oggi queste opere non esistono più.

Attualmente c’è una tela dipinta da Leonardo Cambi nel 1786 (?) e raffigurante San Giovanni evangelista a Pathmos. Sulla parete sn. di questa cappella vediamo oggi una tela di Vincenzo Dandini (1671) raffigurante La Beata Berta che riceve le chiavi del Monastero di Cavriglia. Questa opera proviene dalla Cappella segnata n.15 dove in origine era collocata. Davanti all’altare sono provvisoriamente allogate le sagome lignee di tre effimeri appartenuti alla “Compagnia del SS.mo Sacramento di Santa Felicita” e raffiguranti il Crocifisso fra la Madonna e San Giovanni (fine XVI- primi XVII sec.).

 

11) Cappella Maggiore dedicata a Santa Felicita.

Patronati: dalle origini il Monastero di Santa Felicita (già dal 1366 c’era un’uffiziatura dei Guicciardini). dal 1592 al 1605 la famiglia Del Nero (che non apportò alcuna modifica). dal 1605 al 1736 la famiglia Guicciardini (vi fece lavori dal 1605 al 1629).

Opere: Nel XIV secolo la cappella era tutta affrescata; la volta era affrescata da Neri di Antonio e sull’altare stava la Pala dell’Incoronazione della Vergine di Spinello Aretino, Niccolò di Pietro Gerini e Lorenzo di Niccolò (1395); questa pala poi passò nel XVII secolo in un ambiente conventuale e nel 1761 nella cappella Barducci. Attualmente si trova all’Accademia a seguito delle Soppressioni.

L’architetto Cigoli trasformò la zona absidale tra il 1610 e il 1622 ed è come la vediamo oggi.

La volta fu affrescata tra il 1617 e il 1619 dal Cinganelli: Santa Felicita, San Benedetto, S. Maria Maddalena, l’Arcangelo Raffaello con Tobia e al centro l’Incoronazione della Vergine. Nei quattro pennacchi le seguenti Virtù: Fede, Speranza, Carità e Fortezza.

Il Cristo ligneo fu eseguito tra il 1692 e il 1695 dallo scultore intagliatore Anton Francesco Gonnelli e dal doratore Giovanni Santini. La croce del Cristo è ottocentesca. Il coro ligneo attuale fu eseguito dal legnaiolo di Corte Giuseppe Colzi nel 1841, in sostituzione di un precedente coro, forse cinquecentesco.

Nel corso del XIX secolo i due pilastroni di sostegno della cappella furono affrescati dall’Ulivelli rispettivamente con una Santa Felicita e un San Benedetto, e quindi si sovrapposero, cancellandoli, agli stessi santi che lì erano stati affrescati nel XIV secolo; oggi anche gli affreschi dell’Ulivelli sono scomparsi sotto uno scialbo.

Nella scarsella absidale c’era l’Adorazione dei pastori di Gherardo delle Notti (eseguita nel 1617 ca. e qui posta nel 1629 ca.); oggi si trova agli Uffizi.

Vediamo sulla parete sn. la Resurrezione di Antonio Tempesta (1620 ca.), sulla parete dx. la Crocifissione di Lorenzo Carletti (tra il 1620 e il 1629 ca.) e al centro l’Adorazione dei pastori di Lorenzo della Sciorina, opera che passò a S. Felicita nel 1825 a seguito delle Soppressioni.

Ai piedi degli scalini dell’altare maggiore la lastra tombale della sepoltura di Francesco Guicciardini, politico e storico morto nel 1540.

 

12) Cappella dedicata in origine a Santa Caterina e attualmente alla Madonna.

Patronati: dalle origini la famiglia De’ Rossi.

Opere: Era nel XIV secolo tutta affrescata e in una parete c’era il Martirio di Santa Caterina d’Alessandria (oggi staccato e riportato nel vestibolo nord del chiostro), l’autore fu forse un artista della bottega di Niccolò di Pietro Gerini o Lorenzo di Niccolò).

Nel 1416 vi fu posto il monumento funebre di Barduccio Cherichini, oggi affisso sotto il portico antistante la chiesa.

Nel 1817 fu posto sopra l’altare, a seguito delle Soppressioni, l’Incontro di Gioacchino e Sant’Anna, poi sostituito negli anni ’40 del XIX secolo dallo Sposalizio della Vergine di Gasparo Martellini.

 

13) Cappella dedicata a San Frediano Vescovo di Lucca.

Patronati: dal 1437 la famiglia Barbadori, che ricostruì la cappella ex novo. Dal 1630 al 1736 la famiglia Barberini erede dei Barbadori (estinti).

Opere: in origine c’era una Vergine e Santi di Bicci di Lorenzo (tavola oggi dispersa).

Nel 1649 venne affisso ad un pilastro il Monumento a Alessandro Barbadori, eseguito nel 1641 da Giovan Battista Calandra. Nel 1739 fu spostato sopra la porta che si trova in questa cappella. Fu in seguito nuovamente spostato e murato in sagrestia sopra la piletta dell’acqua santa; oggi è in giacenza nel chiostro in attesa di collocazione.

Sull’altare c’era lo Sposalizio della Vergine di Piero Dandini, opera oggi dispersa. Attualmente vediamo la SS. Trinità di Carlo Portelli (1540) ivi trasferita dalla sua cappella originaria intitolata alla SS. Trinità che, nella chiesa cinquecentesca prima del rifacimento (1736-1739) si trovava nella navata sinistra fra la cappella Canigiani e la cappella dell’Arcangelo Raffaello. Fu sempre in occasione di tale trasferimento (presumibilmente avvenuto nel 1739) che il dipinto, per essere adattato alla sua nuova sede nel transetto, subì un intervento aggiuntivo ad opera del pittore Jgnazio Hugford che lo ingrandì nella parte inferiore.

 

14) Cappella dedicata a San Girolamo e al Beato Filippo Benizzi. Poi dal 1653 dedicata a Maria Assunta.

Patronati: dal 1459 (?) la famiglia Benizzi. dal XVII sec., ma non se ne conosce la data esatta, la famiglia Frescobaldi. dal 1653 la famiglia Badii-Cioli che si divise negli eredi: Badii-Poli e Cioli-Poltri. dal 1665 la famiglia Frescobaldi.

Opere: Sull’altare l’Assunzione di Maria con le Sante Caterina da Siena e Margherita da Cortona, opera di Baldassarre Franceschini detto il Volterrano (1677).

 

15) Cappella dedicata dal 1520 (?) a San Jacopo Apostolo, dal 1672 alla Beata Berta e dal 1863 alla Madonna del Buon Consiglio.

Patronati: dal 1427 la famiglia Guidetti dal 1672 le Monache del Monastero di Santa Felicita.

Opere: Nel 1672 sull’altare fu posta la tela della Beata Berta, opera di Vincenzo Dandini. Oggi si trova, restaurata, nella cappella segnata col n.10.

Il Monumento funebre di Giacomo Conti, di Girolamo Ticciati, 1738. Oggi vediamo sull’altare il Crocifisso di Andrea Ferrucci da Fiesole (eseguito tra il 1495 e il 1520ca.). Il Crocifisso, proveniente dall’omonima cappella nel lato opposto della navata (oggi cappella dei SS. Maccabei), fu qui posto nel 1863.

Sempre nel 1863 fu allogato nella cappella un altarino per la Madonna del Buon Consiglio, opera di ignoto, oggi in giacenza nella Stanza della Guardaroba della chiesa.

 

16) Cappella dedicata a San Luca e poco prima del 1680 a San Luigi re di Francia.

Patronati: dalla fondazione (?) la famiglia Guicciardini.

Opere: tavola di Simone Pignoni, del 1672 ca., raffigurante San Luigi re di Francia che invita a banchetto i poveri.

 

17) Cappella dedicata all’Arcangelo Raffaello. Dal 1856 dedicata anche al SS. Cuore di Gesù.

Patronati: dal 1493 (?) la famiglia dei Delle Colombe. dal XVII secolo le Monache del Monastero di Santa Felicita.

Opere: In origine c’era una tavola attribuita a Domenico di Michelino (XV sec.) e raffigurante I tre Arcangeli e Tobiolo.

Oggi, del pittore Jgnazio Hugford (1741 ca.), Tobia che rende la vista al padre.

Si ha notizia, nel 1921, che su questo altare stava una predella ritenuta presumibilmente quella del polittico di Taddeo Gaddi (oggi non si sa più niente di questa predella e questa è l’unica notizia ad essa relativa).

 

18) Cappella dedicata a San Sebastiano.

Patronati: dal 1348 la famiglia guelfa dei Canigiani. dal 1736 famiglia Paganelli. In una parete della cappella fu affissa nel 1741 una lapide in ricordo del primo patronato della famiglia Canigiani. Sembra che questa famiglia avesse posto originariamente su questo altare un’opera del Maestro Andrea da S. Trinita che vi raffigurò i Santi titolari, cioè San Bartolomeo Apostolo e San Sebastiano; ma questo non è un dato certo. Fabrizio Boschi dipinse nel 1617 per l’altare della cappella - oggi non più esistente e qui segnata col n.4 - il Martirio di San Sebastiano che nel 1739, a seguito del rifacimento della chiesa, passò appunto nella cappella n.18 dove lo vediamo oggi.

 

 19) Cappella dedicata alla Madonna della Neve e a Maria Assunta.

Patronati: dal 1365, anno della sua fondazione, la famiglia Canigiani.

Opere: sull’altare Assunzione della Vergine e Santi di Andrea del Minga (1589-1591). L’affresco alla parete rappresenta il Miracolo della neve sull’Esquilino – avvenuto il 5 agosto dell’anno 352 - opera di Bernardino Poccetti (1589-1590). Nei pennacchi della cupola i Santi: Giovanni Evangelista, Giovanni Battista, Giovanni Gualberto e Giovanni Nepomuceno (?), affrescati da Bernardino Poccetti nel 1589. Nella volta della cupola La SS. Trinità di Tommaso Gherardini (databile a partire dal 1767 fino al 1770).

 

20) La Sala Capitolare del Monastero Benedettino di S. Felicita La notizia documentaria più antica del monastero di clausura di monache benedettine - annesso alla chiesa di S. Felicita – risale al 24 gennaio 1055. Precedentemente fu forse sede di monaci dello stesso Ordine che dipendevano da San Miniato al Monte. Il convento di clausura di monache, grazie alla protezione del Vescovo fiorentino Gerardo divenuto Papa Niccolò II (1058-61), fu riedificato “ex integro” e terminato nel 1059. [ Il legame fra monastero e chiesa fu strettissimo e le monache, tutte provenienti dalle più grandi famiglie nobili della città, amministravano “liberamente e universalmente” senza dipendere dal Vescovo di Firenze, ma direttamente da quello di Roma.]

Come prevedeva questo ordine monastico, il convento fu dotato di una sala capitolare che si apriva su tre archi lungo l’ala orientale del chiostro. Il capitolo, che risale come il chiostro alla metà del ‘300, sorse alle pendici della cava di “Bogoli” (oggi Boboli) ricca di acque sorgive; pertanto questi edifici furono soggetti ai danni dell’umido e delle infiltrazioni.

Da poco costruito, nel 1387, il Capitolo fu affrescato nel soffitto e alle tre pareti da un giottesco, Niccolò di Pietro Gerini; la quarta parete, ovvero il lato occidentale della sala coi tre archi che si affacciavano sul chiostro, rimase aperto fino al 1615: in quell’anno fu murato anche questo lato del portico e venne a crearsi così una sorta di pronao chiuso verso l’esterno. Questo intervento permise di ampliare l’aula capitolare che era divenuta troppo esigua per il grande aumento di vestizioni verificatosi in quegli anni. Qualche anno dopo, nel 1665, furono eseguiti alle pareti, dai pittori Cosimo Ulivelli e Agnolo Gori, altri affreschi poi, a loro volta, scialbati e solo recentemente restaurati.

In Capitolo le monache si riunivano per prendere decisioni, per pregare, per cantare, per festeggiare “la Sacra” di S. Felicita e per comunicare con la chiesa tramite la “ruota”, per ricevere la Comunione tramite la “bucolina” e per confessarsi tramite il “gratino”. Sempre in Capitolo si seppellivano le monache fino a quando nel 1722, a causa di un rifacimento del pavimento per infiltrazioni d’umido, si decise la traslazione delle sepolture in chiesa.

Con la soppressione napoleonica dei Conventi (per il nostro monastero l’ordine partì l’11 ottobre 1810), gli ambienti claustrali vennero laicizzati e subirono notevoli trasformazioni: il Capitolo conservò aula e pronao, ma gli furono creati intorno altri locali e superfetazioni di cui l’Archivio Storico Parrocchiale conserva tutta la documentazione.

 

21) Il Chiostro

Fu detto “chiostro piccolo” perché nel XVII secolo venne costruito il “chiostro grande” (quest’ultimo pertinente alla Sovrintendenza e non visitabile). Il chiostro piccolo costituisce, per la sua pianta ottagona, un raro esempio di architettura claustrale gotica. Secondo Chiara Piccinini è riconducibile agli anni ’40 del Trecento: tale datazione è stata formulata grazie alla particolare forma delle foglie palustri dei capitelli corinzi. Le tre arcate del lato est, facenti parte della Sala capitolare, furono tamponate nel 1615 dal Priore Santi Assettati al fine di ampliare il Capitolo e contenere l’accresciuto numero delle monache. Le rimanenti arcate del piano terra, invece, furono tamponate nel XIX secolo. Al primo piano, sottolineato da una fila di dentelli, correva un loggiato anch’esso gotico, che nel corso del Settecento fu chiuso da Ferdinando Ruggeri e riadattato in ambienti che si aprono sul chiostro stesso con ampi finestroni incorniciati da pietra serena e intervallati da finestre lobate.

Al centro del chiostro gotico era collocato un pozzo sostituito in seguito (XVI-XVII secolo?) da una vasca su gradini che non è più in loco dall’alluvione del 1966. A partire dal 1383 furono edificati gli ambienti direttamente collegati al chiostro tra cui, a est, la Sala capitolare.

Negli anni 1736-1739 Ruggeri - rinnovando la chiesa - trasformò anche la loggia superiore del chiostro, e a piano terra tagliò le campatelle gotiche dell’andito nord che porta al Capitolo, sacrificando così l’originaria ampiezza del corridoio gotico per allargare il fianco della chiesa.

 
 
 
 

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