Traducendo nella ‘favella toscana’ il termine ‘home’ dovremmo poter ricevere un caldo benvenuto, infatti questo è il significato specifico della parola ‘home’- in quanto ‘focolare, calore, cuore’che si differenzia da ‘house’che definisce un edificio e la sua funzione-, un’indicazione quindi di identità e di riconoscibilità sia rispetto al vicinato sia nei confronti di tutti coloro che si avvicinano ad un luogo tanto presente nella ‘passeggiata nord-sud’ che porta visitatori, turisti, curiosi alla scoperta della città e dei suoi segreti.
Santa Felicita: un nome, un suono, un augurio! E’ vero che secondo l’uso fiorentino Felicita – come Trinita - mette l’accento sulla penultima sillaba e così in vece di “felicità” incontriamo una santa madre che sacrifica i figli per amor di Dio. Tuttavia il significato della parola resta e ci augura il BENVENUTO!!! La posizione stessa di questa antichissima chiesa apre la porta non solo a Firenze, ma anche all’accoglienza a tutti e per tutti. Lievemente sollevata rispetto all’altra riva dell’Arno, è sempre riuscita a sopravvivere a tutte le vicissitudini che hanno travagliato duemila anni di storia per continuare a porgere il suo messaggio di ‘porta aperta’ posta vicino al Ponte Vecchio che introduce alla città e permette di farne conoscenza Una chiesa vicino ad un ponte ci ricorda che la sua funzione è quella di “pontefice” ovvero chi costruisce ponti per collegare rive opposte: a nord la comunità di San Lorenzo di rito latino, a sud quella di Santa Felicita di origine siriana.
Accettiamo dunque l’invito ed entriamo in questa casa di Dio ricevuti dalle braccia aperte di una madre.
Lo spazio che ci accoglie è il risultato di generazioni e di selezioni. Il luogo di culto nasce come esigenza di un gruppo di persone, da cui il suo nome “chiesa” - dal latino “ecclesia” che significa comunità, assemblea, riunione; è vero che ci si può isolare anche in luoghi deserti a pregare, ma ciò non costituisce una “chiesa”: “… se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro …” Matteo (18-18-20) queste le parole che Gesù ci lascia come amorevole indicazione dell’importanza della comunione delle anime e delle intenzioni per costruire la “città di Dio” anche su questa terra per seguire l’esempio di Colui che si è “incarnato e fatto uomo” per salvarci.
Allora che cosa possiamo aspettarci dalla nostra parrocchia?
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